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| HABITAT |
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Indice frutti |
È originario di una zona vasta a Nord dell'Iran e delimitata dal Mar Caspio e della catena Caucasica. È coltivato in tutti i paesi del bacino del mediterraneo. In Italia viene coltivato in quasi tutte le regioni.
| DESCRIZIONE BOTANICA |
Il cotogno è una pianta arborea alta fino a 6-7 m con una chioma che può raggiungiere una larghezza di 5 m. L'apparato radicale è superficiale, il tronco è contorto con corteccia bruno nerastra e con rami giovani finemente pelosi. Sui rami di 1-2 anni la corteccia è liscia di colore marrone scuro. Le foglie sono ovali, oblunghe, stipolate, consistenti di colore verde scuro sulla pagina superiore e ricoperte di una peluria grigia inferiormente. I fiori si formano sui rametti corti dei rami di 1 o più anni, sono bianchi o rosa pallido con diametro di 4-5 cm. La fioritura è tardiva e avviene dopo quella del pero e del melo verso la fine di aprile, prima metà di maggio. Il frutto è di dimensioni variabili, di forma rotondeggiante e oblunga, talvolta gibboso ed irregolare, molto profumato e giallo alla maturazione. È ricoperto di una fitta peluria di colore castano chiaro che si elimina facilmente quando il frutto è maturo. La polpa è di colore giallo chiaro consistente,non molto fine e di sapore poco dolce, acidulo e molto astringente per l'elevato contenuto in tannino. I semi sono numerosi, hanno forma irregolare e spesso sono raggruppati insieme per effetto di formazioni mucillaginose.
Varietà
Il cotogno viene spesso definito impropriamente
come melo e pero con i quali non ha niente a che fare. Il cotogno da frutto
non va confuso con i comuni cotogni selezionati per fare portainnesti
del pero, del sorbo, del nespolo, dell'azzeruolo etc. Le varietà di cotogno
sono numerose e per facilità vengono classificate in due gruppi:
- frutti a forma di mele con le varietà di Portogallo, di Tencara, di
Mallesca;
- frutti a forma di pera: gigante di Vranic, De Le Scovatz, De Berecsk,
di Smirne.
| TECNICA COLTURALE |
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Propagazione
Si ricorre alla semina solo se servono piantine per fare dei portainnesti. Generalmente si utilizza la tecnica dell'innesto. I portainnesti possono essere piante di biancospino che riducono la vigoria e lo sviluppo del cotogno formando un grosso callo nel punto di innesto; il cotogno da seme o le selezioni di cotogno di provenza, BA29, CTS212; il pero e l'azzeruolo. Anche con la talea legnosa, prelevata in ottobre-novembre e lunga 2O-3O cm, unitamente ad una porzione di ramo portante, dà origine a nuove piantine. Vengono spesso utilizzate la radicazione dei polloni e la propaggine.
Terreno e Clima
Il cotogno avendo apparato radicale superficiale risente della siccità persistente. È sensibile al calcare del terreno. Predilige terreni freschi, profondi, permeabili, ricchi di sostanza organica e senza ristagni idrici. La pianta non soffre le brinate tardive in quanto la fioritura avviene in ritardo. Sopporta temperature invernali anche di -3O°C
Allevamento
L'impianto si esegue in posizione soleggiata da novembre a marzo. Le lavorazioni
del terreno devono essere superficiali e dove è possibile irrigare si
può ricorrere all'inerbimento del terreno. La forma più adottata di allevamento
del cotogno è quella ad alberello o libera con l'impalcatura a 15O cm
dal terreno. La pianta entra in produzione al 3°-4° anno dall'impianto.
La potatura di produzione deve avvenire con un numero di tagli ridotti
limitandosi ad asportare i rametti danneggiati e quelli troppo fitti;
questa operazione spesso si esegue ad anni alterni. Una potatura razionale,
eseguita annualmente spesso riduce l'alternanza di produzione. Andranno
periodicamente asportati i ricacci di polloni dal ceppo che si verificano
quando si usano portainnesti come il biancospino e il cotogno. L'apporto
di letame è sempre consigliabile.
Avversità
Normalmente non si riscontrano grossi attacchi fungini e parassitari.
Le malattie che colpiscono il cotogno sono le stesse del melo.Si segnala
la presenza di carcocapsa o verme dei frutti ai primi di luglio o di agosto.
La monilia deturpa i frutti colpiti.


